I vecchi mestieri esistono ancora?

La produzione industriale è ormai automatizzata ed alimenta il consumismo che da essa ne è derivato. Questo ha sicuramente portato vantaggi, ma dall’altro lato ci ha anche fatto scordare la tradizione, l’amore, la cura e la passione che gli antichi artigiani ci mettevano nel realizzare un prodotto che era sempre unico poichè realizzato interamente a mano.

Mestieri come il calzolaio, il fabbro, lo scrivano, il falegname, il conciapelli e tantissimi altri sono ormai spariti del tutto o hanno assunto una nuova accezione del termine, indicando coloro che si prendono cura delle macchine che creano i prodotti, invece di essere coloro che li realizzano fisicamente come era una volta.

Non si tratta solo della classica frase fatta “Si stava meglio quando si stava peggio” ma la meccanizzazione ha obiettivamente tolto molto dello spirito, ed a volte anche della qualità, di questi lavori. I prodotti non sono più fatti con cura e ovviamente durano anche molto meno.

In tempi di crisi come questo che stiamo vivendo diventa quindi fondamentale riscoprire questi lavori, offrire una qualità superiore dei prodotti e tornare a dare valore all’opera del singolo individuo e non dell’azienda. Senza contare che rispolverare le antiche arti potrebbe tornare a fornire un certo grado di occupazione a chi attualmente si trova senza un impiego.

Alcune regioni organizzano corsi specifici per insegnare questi mestieri perduti a chi volesse provare ad intraprendere questa strada, iniziativa lodevole che però spesso viene tarpata sul nascere dall’ infinta burocrazia del nostro bel Paese, spesso troppo rigida e lenta nelle tempistiche.

Lo Stato dovrebbe dedicare più risorse alla riscoperta delle antiche arti, aiutare chi decide di investire in questo ambito e sopratutto rendere la burocrazia meno invasiva e dannosa. Probabilmente sarebbe un ottimo metodo per alleviare la crisi.

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